31 luglio 1556

31 luglio 1556 –  Muore Ignazio di Loyola.

 

Ignazio di Loyola è stato un religioso spagnolo, fondatore della Compagnia di Gesù (Gesuiti).

Don Íñigo López, questo il suo nome di battesimo, nacque a Loyola (oggi nel comune di Azpeitia) intorno al 1491.

Il padre era stato soldato al servizio di Enrico IV, dei Re Cattolici e di Giovani II. Per la sua fedeltà alla corona ricevette la conferma dal re, che lo definì proprio vassallo, degli antichi privilegi concessi alla sua famiglia: la rendita annuale di duemila maravedis dalle ferriere di Barrenola e Aranaz e il diritto di patronato sulla parrocchia di Azpeitia.

La madre era figlia del dottor Don Martín García de Licona, figura di alto lignaggio, cortigiano dei re di Castiglia e consigliere dei Re cattolici, possedeva il dominio e il maggiorascato della casa di Balda.

In quanto agli altri figli sappiamo fossero otto maschi e cinque femmine, di cui Íñigo fu il minore.

Non conosciamo il giorno preciso della nascita di Inigo, forse il 1° giugno. Battezzato nella chiesa parrocchiale di Azpeitia, ricevette al fonte battesimale il nome di Inigo e il patronimico López prima del cognome paterno, secondo l’usanza tradizionale.  Sarà durante gli studi a Parigi che egli mutò il suo nome in Ignatius, probabilmente per la sua speciale devozione verso sant’Ignazio di Antiochia. Svezzato da una nutrice nel casolare di Eguibar, vicino Loyola, crebbe sotto le attenzioni del fratello Don Martín e della cognata Donna Magdalena, nonostante l’educazione non si applicò mai troppo agli studi preferendo divertimenti quali il ballo, amava molto partecipare alle danze popolari, e il canto. Intorno al 1506, perché avesse una formazione cortigiana, venne inviato dal fratello ad Arevalo, presso il ministro delle finanze del regno, il potente Juan Velázquez, la cui sposa donna María de Velasco era parente della defunta madre.  Egli rimase in casa del Velázquez per undici anni, fino al 1517, trascorrendo una vita agiata, dedita ai banchetti, alla musica, alla lettura di romanzi cavallereschi e alla composizione poetica.  Con la morte del re Fernando la situazione della famiglia Velazquez precipitò in breve tempo. Aveva ventisei anni Inigo quando, abbandonata la famiglia Velazquez caduta in disgrazia, fatto che peraltro lo turbò notevolmente dato l’affetto che lo legava al suo patrono, raggiunse il palazzo di don Antonio Manrique de Lara, duca di Najera e viceré di Navarra, per passare al suo servizio. Questi aveva la sua residenza ordinaria a Pamplona, è lì che Inigo si diresse per trascorrervi non meno di tre anni durante i quali, nella cerchia dei gentiluomini al servizio di don Manrique, ebbe l’onore di assistere allo sbarco della nave che conduceva in Spagna il nuovo re Carlo I, il futuro Carlo V allora appena diciassettenne. Alla partenza di questi per la Germania dove lo attendeva la corona dell’impero, si diffusero moti di ribellione per le città ispaniche, irritate dalla precedenza che il re aveva dato al trono germanico a scapito di quello spagnolo, lasciandovi come suoi rappresentati alti funzionari fiamminghi, invisi al popolo e alla nobiltà. Antonio Manrique, fedele al re, fu uno dei condottieri che diedero battaglia ai rivoltosi a fianco dei propri figli e dello stesso Inigio, che aveva prestato la sua spada al patrono. È certo che con questi egli sostenne e vinse l’assedio alla città ribelle di Najera. Don Manrique ebbe anche una missione speciale per il fedele Inigo: pacificare la provincia di Guipuzcoa. Missione che egli risolse nel migliore dei modi. 

Ma un incarico ben più arduo attendeva Inigo: la fortezza di Pamplona era in pericolo e presto sarebbe crollata. I nemici di don Manrique minacciavano la cittadina.  A Pamplona non era rimasto che un piccolo esercito di un migliaio di soldati, sotto gli ordini di don Pedro de Beamonte, celermente sostenuto dall’arrivo inaspettato delle milizie comandate da Inigo e suo fratello Martin. La situazione si aggravò per conflitto degli stessi condottieri: Martin, che voleva il comando delle truppe, di fronte al rifiuto del Beamonte, decise di ritirarsi col grosso delle sue truppe, lasciando in tal modo il fratello con pochi soldati.  Il 19 maggio la città cadde in mano al nemico, Inigo e i suoi rimasero a difendere l’ultimo baluardo di Pamplona, rifiutando le condizioni poste da Andres de Foix per la loro resa. Il giorno dopo fu adoperata l’artiglieria pesante e durante i bombardamenti un tiro colpì in pieno la gamba destra di Inigo rompendogliela in più parti. Il comandante e i suoi soldati si arresero dopo sei ore di assedio. I francesi, e particolarmente il generale nemico, che aveva già precedentemente manifestato stima nei confronti dell’avversario gli risparmiò la vita e ordinò che se ne prendessero cura, come Ignazio stesso raccontò in seguito nella sua autobiografia. Dopo dolorosissime operazioni e atroci sofferenze egli poté ristabilirsi pur non potendosi reggere bene sulla gamba, a causa della quale dovette zoppicare per il resto della vita. In quei giorni fu costretto a un’esasperante immobilità, rimase a letto leggendo testi religiosi.

In lui qualcosa andava mutando, cominciava il suo processo di conversione religiosa. Cominciava pian piano a spendere il tempo nella preghiera, nella lettura di testi sacri, nella meditazione durante il suo periodo di degenza, cominciando a trascrivere alcuni appunti che in seguito avrebbero dato vita ai suoi esercizi. Sognava di partire pellegrino per Gerusalemme e per realizzare tale desiderio, una volta ristabilito, si decise di partire pellegrino per i santuari mariani della Spagna, con una particolare sosta presso il celebre santuario di Montserrat.

Arrivato in Terra Santa,  elaborò, in prima persona, il suo metodo di preghiera e contemplazione, basato sul “discernimento”. La Vergine divenne l’oggetto della sua devozione cavalleresca: l’immaginario militare giocò sempre una parte importante nella sua vita e nelle sue contemplazioni religiose.

Nel 1528 si iscrisse all’Università di Parigi, dove rimase sette anni, ampliando la sua cultura letteraria e teologica, e cercando di interessare gli altri studenti agli “Esercizi spirituali”. Il 15 agosto del 1534, Ignazio e altri sei studenti si incontrarono a Montmartre, vicino Parigi, legandosi reciprocamente con un voto di povertà e castità e fondando la Compagnia di Gesù, allo scopo di eseguire lavoro missionario e di ospitalità a Gerusalemme o andare incondizionatamente in qualsiasi luogo il Papa avesse ordinato loro.

Nel 1537 essi si recarono in Italia in cerca dell’approvazione papale per il loro ordine religioso. Papa Paolo III li lodò e consentì loro di essere ordinati sacerdoti. Essi vennero ordinati a Venezia dal vescovo di Arbe il 24 giugno. Si dedicarono alla preghiera e ai lavori di carità in Italia.

Ignazio si diresse a Roma nell’ottobre del 1538 per far approvare dal Papa la costituzione del nuovo ordine.  Il papa limitò il numero dei suoi membri a sessanta. Questa limitazione venne rimossa con una successiva bolla, nel 1543. L’ultima e definitiva approvazione della Compagnia di Gesù è stata data nel 1550 con la bolla Exposcit debitum di Giulio III.

Ignazio venne scelto come primo preposito generale della Compagnia di Gesù. Inviò i suoi compagni come missionari in giro per tutto il mondo per creare scuole, istituti, collegi e seminari. Nel 1548 vennero stampati per la prima volta gli Esercizi spirituali. Sempre nel 1548, Ignazio fondò a Messina il primo Collegio dei Gesuiti al mondo. Nel 1554 scrisse le Costituzioni gesuite, che creavano un’organizzazione monarchica e spingevano per un’abnegazione e un’obbedienza assoluta al Papa e ai superiori. La regola di Ignazio diventò il motto non ufficiale dei gesuiti: Ad Maiorem Dei Gloriam ( frase latina dal significato letterale: «per la maggior gloria di Dio»).

I gesuiti hanno dato un apporto determinante al successo della Controriforma.

Tra il 1553 e il 1555, Ignazio dettò al suo segretario, padre Gonçalves da Câmara, la storia della sua vita. Questa autobiografia, essenziale per la comprensione dei suoi Esercizi spirituali, rimase però segreta per oltre 150 anni negli archivi dell’ordine, fino a che il testo non venne pubblicato negli Acta Sanctorum.

Morì a Roma nel 1556 e venne canonizzato il 12 marzo 1622. Il 23 luglio 1637 il suo corpo fu collocato in un’urna di bronzo dorato, nella Cappella di Sant’Ignazio della Chiesa del Gesù in Roma. La statua del Santo, in argento, è opera di Pierre Legros. La festa religiosa viene celebrata il 31 luglio, giorno della sua morte.

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