Il caso di Gianna Del Gaudio

7103_600x470_w_1811257ff83ebe253785b66a8ad96183Sono trascorsi ormai tre mesi dalla morte di Gianna Del Gaudio, ex professoressa in pensione.

La professoressa 63enne è stata uccisa nella sua villetta di Seriate, in provincia di Bergamo, nella notte tra il 26 e il 27 agosto.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la notte dell’ omicidio la professoressa avrebbe cenato con suo marito (Antonio Tizzani), suo figlio e la compagna del figlio.

Una volta rimasti soli, l’uomo sarebbe uscito nel giardino per innaffiare le piante e avrebbe sentito un urlo che lo ha fatto rientrare subito in casa. “Stavo innaffiando le piante, sono entrato in casa e ho visto mia moglie in una pozza di sangue, accanto a lei c’era un uomo incappucciato che frugava nella sua borsa”. “Che fai?” gli avrebbe chiesto, ma l’incappucciato si è dato immediatamente alla fuga senza nemmeno alzare gli occhi sull’uomo. Sarebbe scappato dal cancello principale della villetta, che, secondo la tesi del marito, era aperto.

Eppure il racconto dell’ uomo non convince: tante, infatti, sono le incongruenze…

Innanzitutto suona molto strano che l’uomo, nonostante la donna fosse stata ritrovata in posizione prona, abbia detto di aver capito, sin da subito, che per lei non ci fosse più niente da fare e, per questo, non ha provato nemmeno a rianimarla. E non l’ha nemmeno toccata, nemmeno per accertarsi della morte. “Avevo paura”, dice in un’intervista… ma paura di cosa?

In secondo luogo, durante i rilievi, gli investigatori non trovano nessuna impronta di terzi, nonostante l’uomo incappucciato fosse a mani nude. E nemmeno le impronte di scarpe, che il marito afferma di aver visto nella pozza di sangue dove giaceva Gianna, appartengono a terzi.


Nell’abitazione non ci sono segni del passaggio di altre persone.

Inoltre, se l’assassino era “a mani libere”, come mai Gianna, secondo l’autopsia, risulta essere stata uccisa con un colpo netto alla gola?

Volendo mettere in piedi l’ipotesi della rapina finita male, si è cercato di capire se mancasse qualcosa in casa e l’unica cosa di cui non vi è traccia è la collana che Gianna indossava abitualmente, un girocollo di oro giallo che le era stato regalato dal marito.

Sono proprio questi gli interrogativi che, ad oggi, fanno risultare Antonio Tizzani come unico indagato per l’omicidio. Ad oggi, però, l’iscrizione dell’uomo nel registro degli indagati è soltanto “un atto formale”.

Gli amici della coppia li descrivono come un coppia felice e tutte le foto sui social li ritraggono abbracciati mentre si guardano felici. Ma è davvero così?

Gli investigatori sono convinti che Antonio picchiasse la moglie. I referti medici, infatti, parlano di lesioni, che sarebbero compatibili con percosse. La donna era stata in ospedale due volte negli ultimi tempi. “Mia moglie cadeva spesso. Una volta si è fatta male a un ginocchio cadendo sotto il ponte della ferrovia. Altre volte è caduta in casa”dice il marito. Per quanto riguarda,poi, la radiografia delle ossa e dei denti, emersa dalle ricerche, Antonio dice che la moglie “aveva rifatto l’arcata superiore perché aveva i denti sporgenti”.

Fondamentali sono le testimonianze dei vicini della coppia. I vicini, interrogati dagli inquirenti, raccontano di aver sentito discutere animatamente Gianna e Tonino proprio la sera dell’omicidio.Due testimoni, seduti in un’auto parcheggiata nel vialetto a pochi metri dalla villa, raccontano di aver sentito i coniugi litigare. La testimone chiave resta è, però, una vicina di casa che dice di aver sentito urlare due persone. “Si tratta di due voci, una femminile e una maschile”, dice la donna. La testimone riferisce di aver sentito prima un grido femminile, seguito poi da una voce maschile incomprensibile e dalla forte cadenza bergamasca.

Ed è proprio questa testimonianza che potrebbe scagionare il marito Antonio, che, come si è sentito nelle interviste, ha una forte cadenza campana. Sarà davvero così oppure è un depistaggio?

Intanto Antonio continua a ritenersi estraneo ai fatti, nega il litigio sentito dai vicini la sera del delitto, e, per finire, negli interrogatori si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Eppure questi elementi emersi non possono passare inosservati e, quindi, il ruolo dei figli e del marito è al vaglio degli investigatori che stanno cercando di capire quali sono gli elementi reali.

Gli investigatori hanno deciso di concentrare la loro attenzione sull’abitazione dove vive il figlio Paolo, 33 anni, sua moglie Elena, i loro due bambini piccoli e dove Antonio Tizzani si è trasferito il giorno dopo il delitto.

L’abitazione del figlio è posta a circa una ventina di metri da quella dei genitori.

I militari hanno passato al setaccio prima il giardino, frugando anche nella siepe esterna, lo scantinato, e poi tutte le stanze della villetta a schiera di piazzetta Madonna della Neve, che ha un secondo ingresso in via Monte Campione.

Durante la perquisizione, i carabinieri del Nucleo investigativo di Bergamo hanno sequestrato un coltello a serramanico di Antonio Tizzani, compatibile con la ferita mortale che ha dilaniato la gola della moglie, con una lama lunga circa 10 centimetri, che l’uomo custodiva in un borsello. E la cosa strana è che, in un primo momento, quando il borsello è stato consegnato agli inquirenti insieme ai documenti, quel coltello non c’era…

Di fronte al ritrovamento dell’arma, Antonio Tizzani ha preferito non dire nulla, proseguendo nella scelta di stare in silenzio dopo aver ribadito agli inquirenti di aver visto la notte dell’ omicidio un uomo incappucciato scappare dal giardino.

A sostegno della sua versione si era aggiunto il racconto della nuora della vittima Elena, moglie del figlio Paolo, la quale aveva raccontato di aver subito alcune molestie nelle settimane precedenti proprio da un uomo incappucciato che era solito citofonare alla sua abitazione, di notte, mentre il marito era a lavoro. E casualmente queste molestie erano terminate proprio qualche giorno prima dell’omicidio. Il suo racconto sembrava, inizialmente, essere confermato da alcuni messaggi che la donna aveva mandato al marito nei quali diceva di aver paura, invitandolo a far presto ritorno a casa.

Elena, però, messa sotto torchio, durante il suo ultimo interrogatorio, confessa di aver inventato tutto per convincere il marito a fare meno turni di notte.

Ma, nonostante tutto, il figlio Paolo e sua moglie Elena continuano a sostenere l’innocenza di Antonio. “Non può essere stato lui, amava troppo sua moglie” dice Elena.

Emergono, successivamente, nuove testimonianze: alcuni ragazzi che si trovavano quella sera nella zona dicono di aver sentito delle urla molto forti e i giovani avrebbero anche riconosciuto l’accento di Antonio Tizzani, il marito della donna uccisa.

Ed è questa la spiegazione che da il figlio Paolo, in merito alla testimonianza, in un’intervista: “Mi ha detto che stavano mangiando e parlando tranquillamente. Penso che abbiano sentito le voci perchè stavano mangiando fuori”. Ed è convinto che suo padre non possa aver mentito… “Avrei scoperto eventuali bugie. E’ impossibile”, sostiene Paolo.


Per il momento -sottolinea il procuratore di Bergamo, Walter Mapelli- non esiste alcun riscontro della presenza dell’uomo incappucciato.

Ma a far cadere tutti i dubbi sul marito Antonio Tizzani, a distanza di tre mesi, è soprattutto “la sua nuova versione dei fatti” : se prima Antonio sosteneva di trovarsi ad annaffiare le piante in giardino, mentre avveniva l’atroce delitto, adesso dice che, proprio dopo la mezzanotte, stava riparando l’ombrellone del retro giardino della villetta. Pare che Gianna avesse chiesto al marito di aprire l’ombrellone in giardino sul retro della villetta dove la sera prima del delitto i due coniugi avevano cenato con il figlio Mario e la compagna Alessandra.

Ma le cose non tornano perché, se fosse vero che Antonio era sul retro, avrebbe potuto vedere perfettamente l’assassino della moglie.

Le indagini effettuate dal RIS di Parma dicono che il coltellino a serramanico sequestrato a casa di Antonio non è l’arma del delitto. L ‘arma del delitto è, invece, un taglierino ritrovato dietro una siepe, in un sacchetto di plastica, ad alcune centinaia di metri  dalla villetta. Ma, inizialmente su di esso sembra non esserci nessuna impronta di Antonio. Nella siepe sono stati ritrovati tre reperti: un taglierino cutter, guanti in lattice e il sacchetto di plastica delle mozzarelle. E una ciocca di capelli consistenti e strappati. Secondo la Procura, il killer avrebbe nascosto i tre reperti proprio con l’intenzione di depistare le indagini. Sui guanti è stata trovata una traccia di DNA maschile mescolata al DNA di Gianna.

E alla ricerca di tracce compatibili, è stato prelevato il DNA sia ai familiari di Gianna che dell’ex suocero del figlio Mario Tizzani. E, inoltre, a tutti i soggetti maschili della zona, con età compresa tra i 40 e i 45 anni.

Una traccia importante, per gli inquirenti, è quella ritrovata in casa nell’interruttore della luce e quella, poi, ritrovata nella borsa.

Ma Antonio, di tutto questo, non ha mai voluto parlare, continuando ad avvalersi della facoltà di non rispondere.

E continua a rilasciare interviste nelle quali dichiara: ” Eravamo in vacanza e siamo tornati a casa ma io quel tavolo non l’ho mai toccato perché quella sera abbiamo mangiato da un’altra parte. Il sangue sul taglierino è di mia moglie ma le impronte non sono mie e io sono ancora indagato”.  Dichiara, inoltre: ” Ho paura per la mia incolumità. Chi ha fatto quella cosa a mia moglie è ancora in giro e magari potrebbe venire da me”.

Ancora molti sono i dubbi sul caso di Seriate, ma è certo che, al momento del delitto, il figlio della donna e la sua compagna erano già andati via. A dirlo con certezza è una telecamera di videosorveglianza che riprende la coppia all’interno della loro auto proprio a mezzanotte e, poco dopo, risultano essere già nella loro abitazione.

Quindi, ancora una volta, si ritorna all’unica persona che, secondo le indagini, era con lei al momento della sua morte e che, dunque, l’ha vista ancora viva: Antonio Tizzani, suo marito.

E il movente potrebbe essere la gelosia: secondo gli inquirenti, ad Antonio non andava giù l’amicizia della moglie con il professore Italo, anche lui docente nella stessa scuola nella quale Gianna aveva insegnato prima di andare in pensione. Il professore accompagnava spesso la donna a casa, dopo il lavoro. Il professore e il marito Antonio non si erano mai conosciuti ma, secondo indiscrezioni, Gianna, prima di essere uccisa, stava organizzando una cena proprio per presentarlo al marito. L’uomo non ha mai voluto rilasciare nessuna intervista.

Ed è proprio oggi che emerge un dato molto importante: sul taglierino ritrovato il 6 ottobre in un cespuglio è stata trovata una traccia di DNA appartenente al marito Antonio Tizzani.

 

 

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